mercoledì 29 marzo 2017

PATTI FAMILIARI CHIARI, IMPRESA LONGEVA!


Il passaggio della gestione aziendale tra generazioni familiari è, come sappiamo, uno dei momenti piú delicati, soprattutto per le piccole e medie imprese, che spesso non possono usufruire di un management organizzato e diffuso come nelle grandi aziende.
Il problema è spesso la volontà di gestire in autonomia il passaggio, senza ricorrere a esperti o manager esterni, o la scarsa preparazione ad affrontare la situazione.
Una delle possibilità che si possono seguire al fine di chiarire la situazione gestionale nuova ed evitare recriminazioni di carattere ereditario o di spartizione tra i membri della nuova generazione è l'utilizzo del Patto Legale Familiare, detto anche 

Patto di Famiglia

previsto e regolamentato dalla Legge n. 55 del 14 febbraio 2006. Si tratta del contratto in base al quale, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l'imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l'azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti.
Esso consente al titolare dell’impresa di anticipare il momento del trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni sociali ai discendenti o al discendente che si sia dimostrato maggiormente idoneo alla gestione dell'impresa.
Il Patto di Famiglia è un contratto plurilaterale, inter vivos, ad effetti reali rientrante nell'ambito degli atti a titolo gratuito, che consente difatti di realizzare un duplice obiettivo: da un lato, prevenire il radicamento di liti ereditarie e la disgregazione di aziende o partecipazioni societarie, dall'altro, l’assegnazione di tale complesso di beni a soggetti inidonei ad assicurare la continuità gestionale dell'impresa. 
Al contratto devono partecipare, secondo quanto previsto dal codice civile non solo il disponente e beneficiario, ma anche il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari ove in quel momento si aprisse la successione nel patrimonio dell'imprenditore., e gli assegnatari dell'azienda o delle partecipazioni societarie sono inoltre tenuti a liquidare, in denaro od in natura, gli altri partecipanti al contratto, a meno che questi ultimi non vi rinunzino in tutto od in parte, con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote.
Sempre il codice prevede inoltre che i beni assegnati a seguito della stipulazione del contratto agli altri partecipanti non assegnatari dell'azienda, secondo il valore attribuito pattiziamente, sono imputati alle quote di legittima loro spettanti.

L'importanza di questa disposizione normativa consente dunque di garantire la realizzazione di un duplice obiettivo in quanto, con la stipulazione del contratto, viene, da un lato, assicurata la continuità all’impresa, salvaguardandola dalle vicende successorie scaturenti alla morte dell’imprenditore, dall'altro è simultaneamente contemperato il diritto dei legittimari, i quali rinunciano a partecipare alla successione ed alla divisione ereditaria sui beni formanti oggetto dell’azienda o sulle quote sociali.

Già questo puó essere considerato un elemento importante per il passaggio generazionale dell'azienda,  perchè tende a garantire la realizzazione di un duplice obiettivo in quanto, con la stipulazione del contratto, viene, da un lato, assicurata la continuità all’impresa, salvaguardandola dalle vicende successorie scaturenti alla morte dell’imprenditore, dall'altro è simultaneamente contemperato il diritto dei legittimari, i quali rinunciano a partecipare alla successione ed alla divisione ereditaria sui beni formanti oggetto dell’azienda o sulle quote sociali.


martedì 14 marzo 2017

MINIMIZZARE I RISCHI COL CONTROLLO INTERNO

Per quanto piccola possa essere un'azienda, la gestione in ogni caso è complessa e articolata. I rischi sono molteplici, e non solo le grandi aziende necessitano di un sistema continuativo di controllo interno.
Non stiamo parlando dei classici rischi connessi all'attività economica esterna, quali il rischio di mercato, il rischio di concorrenza, o il rischio di cambio; ma dei rischi che sono connessi all'attività interna le cui procedure di controllo hanno per oggetto:
- la salvaguardia del patrimonio aziendale,
- la prevenzione, ricerca e individuazione di frodi, collusioni ed errori,
- razionalità ed efficienza dell'organizzazione strutturale ed operativa,
- attendibilità dei dati contabili e gestionali,
- regolarità formale e sostanziale delle decisioni e degli adempimenti.
Basti pensare alla corretta utilizzazione e manutenzione delle auto, dei macchinari di produzione e dei mezzi informatici aziendali, e di tutti i cespiti, alla gestione della cassa e dei pagamenti tramite banca, delle rimanenze, dei crediti e degli incassi, dell'indebitamento bancario, del portafoglio titoli. Tutti elementi che possono dar luogo, se mal gestiti, a deterioramento patrimoniale o ammanco economico.
É utile prevedere vere e proprie procedure periodiche per ogni rischio interno aziendale rilevante in modo che l'area di errore o frode nel giro di poco tempo sia eliminata.

Un sistema opportuno ed efficiente di controllo interno, con procedure codificate e pubblicate, ha un significato importante anche per l'accesso al credito bancario e per eventuali revisioni ufficiali dei conti, oltre che per controlli dell'autorità fiscale che puó accedere ai documenti di riconciliazione in luogo di procedere a verifiche completamente dettagliate.

Oltre che per fini interni, alcune volte la revisione interna viene effettuata con delega dei soci di minoranza di una S.r.l. a professionisti ai sensi dell'art. 2476 del codice civile per conoscere e controllre i fatti di gestione dell'ammintrazione dei soci di maggioranza. In questo caso la revisione si puó estendere anche alle questioni societarie e legali.

Nei prossimi post sull'argomento della revisione interna vedremo come si possono approntare e mettere in pratica facili procedure di controllo direttamente da parte della direzione aziendale.



mercoledì 8 marzo 2017

QUANDO TI LASCIO LE REDINI DELL'AZIENDA?

Una delle fasi piú delicate nella vita aziendale è il passaggio generazionale. Recenti statistiche sulle imprese del Nord Italia ci dicono che solo il 31% delle aziende familiari è gestito dalla seconda generazione, e solo il 15% dalla terza (Fonte: Il Sole24Ore 2015). La generazione dei baby boomers (i nati tra il 1945 e il 1964) si avvicina a lasciare il comando alla generazione Y (nati dopo il 1980) e il rischio che la successione fallisca diventa più possibile che mai. Un dato rilevato da PwC Italia sulle imprese familiari. Gli imprenditori italiani con piú di 60 anni sono il 60% del totale. Questo vuol dire che nei prossimi 10/15 anni dovranno affrontare il passaggio generazionale.
Ma il dato piú importante è relativo a quante aziende non sopravvivono al cambio generazionale: il 25% cessa l'attività o fallisce alla seconda generazione, il 15% alla terza. Non necessariamente per responsabilità di chi è succeduto nella proprietá, sia ben chiaro. Tuttavia il dato è significativo.

Molte volte la volontà del titolare di lasciare l’azienda a figli o nipoti è molto forte, quasi un’imposizione, implicita o esplicita, nei loro confronti: se capacità o le motivazioni dei successori non sono sufficienti, questo può tradursi in un insuccesso dell’impresa, nel medio o addirittura nel breve periodo. L’azienda è spesso vista dalla prima generazione di imprenditori come fonte occupazionale per i membri della famiglia, cui vengono assegnati – in fase di passaggio – ruoli di responsabilità anche a fronte di competenze e capacità inadeguate, causando la demotivazione (nel peggiore dei casi ostilità) delle forze valide presenti in organico, oltre a performance aziendali deteriori. Puó anche accadere che la decisione sul passaggio venga rimandata continuamente, sia per scarsa fiducia nei figli e nipoti, sia per la paura di perdere il controllo da parte dell'attuale proprietario, magari anche fondatore. Alcune volte questo si traduce in dinamiche di conflitto e dannosa sovrapposizione nella direzione aziendale.
Per ovviare a queste situazioni è necessario programmare con tempo i passaggi della successione. Oltre ad avere ben chiare le regole da rispettare in questi casi. Continueremo il nostro discorso